La parola è d’argento, ma il silenzio è d’oro?

Lettera a (su) Papa

E' trascorso ormai un anno dall'incontro storico con Papa Benedetto XVI in occasione della sua visita a Zagabria.

Voglio credere di scrivere questa lettera al nome di coloro che lo avevano atteso con il fervore nel cuore e che erano scesi sulle strade e sulle piazze di Zagabria per salutarlo, al nome di coloro che pregavano con lui, tacevano, festeggiavano, ringraziavano. Voglio credere che tra di noi ci sono persone che anche oggi amano la Chiesa e che la stanno portando quale segno visibile sia nel cuore che sul volto. Voglio credere che lo slogan „ Insieme in Gesù Cristo“ non era solamente una frase durata per un paio di giorni, il 4 e il 5 giugno 2011, ma piuttosto un’affermazione, una confessione di fede e di unione con il successore di S. Pietro, nonché della reciproca comunione, voglio credere che l’affermazione „ Insieme in Gesù Cristo“ continua a essere viva e presente ancora oggi tra di noi.

Come mai il dubbio?

Ho scritto che voglio credere in tutto quanto, anche se nelle condizioni attuali ciò non risulta affatto facile. Infatti, non si conosce ancora la verità, autentica e completa, sul caso „Dajla“, che ha lasciato una pesante ombra sui giorni che seguirono dopo la visita di Papa, l’anno scorso. Quante parole spietate e quante offese sono state pronunciate e scritte al proposito? E poi il tempo ha fatto il suo. Le cose sono state „ dimenticate“ e abbiamo continuato per la nostra strada. Ora, a un anno dalla prima visita di Papa Benedetto XVI, oltre alla lettera del cardinale Josip Bozanić che ce lo ricorda, e qualche predica ricorrente, ci sono poche cose da individuare e distinguere quali „conseguenze“ risalenti alla visita di Santo Padre, qualcosa che abbia preso vita e che possa dimostrare che i giorni trascorsi con Papa ci abbiano portato del buon vento nelle vele per testimoniare la fede viva, „ Insieme in Gesù Cristo". Come se ci fossimo già abituati alle notizie sconvolgenti che arrivano dall’ambiente ecclesiastico e che ci vengono regolarmente servite dai mass media (laiche). Tuttavia, risulta sconvolgente il fatto che le stesse mass media ottengano dall’ambiente ecclesiastico gli elementi di costruzione delle loro notizie scialbe e oscure. Le perplessità sorgono, ma non sulle chiacchiere, bensì sui fatti di „fuga“ delle informazioni dalla Santa Sede. Il più recente caso è quello d’arresto del maggiordomo, laico fedele, Paolo Gabrieli, avvenuto il 23 maggio, per il possesso di una serie di documenti papali riservati. Tali motivi rendono giustificata la domanda: Cosa sta succedendo? Dov’è svanito il fervore, sia qui in Croazia, che in Vaticano? La mia fede è incoraggiata da persone piccole, discrete, nascoste, la cui voce non si sente, ma il cui fervore nel cuore si intuisce. Sta a testimoniarlo anche uno spiraglio di luce che arriva da Vaticano. Infatti, il Vicesegretario di Stato della Città del Vaticano, l’Arcivescovo Angelo Becci, in un intervista rilasciata recentemente al „L'Osservatore Romano“ aveva parlato appunto di tali servitori silenziosi di Papa, che continuano a prestare servizio, nonostante l’ombra del dubbio fosse scesa su tutti coloro che circondano il Papa: „Guardo negli occhi le persone che incontro in queste ore e dai loro sguardi vedo una certa confusione e preoccupazione, ma anche la decisione di continuare a servire Santo Padre nel silenzio e con fiducia.“ *

E come si sente il Papa?


Come si sente Papa Benedetto XVI? Saremmo in grado di immedesimarci, per un istante, con una persona tradita da un prossimo di sua fiducia, per poter immaginare la sensazione che il tradito sta provando? E’ come se crollasse il mondo, e quel mondo si chiama fiducia. E questa non è la rabbia, la voglia di punire, bensì la prima sensazione che uno sente: „ la nudità dell’animo.“ Forse quella stessa „ nudità“ per la quale Gesù Cristo andò al giardino del Getsemani con l’invocazione rivolta al Padre di essere risparmiato da quel calice amaro, se è possibile, ma che sia la volontà del Padre! Tuttavia, in quei documenti manomessi non si trattava solamente di Papa, bensì di anime di molte persone che gli avevano scritto con fiducia, considerando per scontata la riservatezza, la comprensione e il sostegno di Papa. E’ questo che lo rende triste: il fatto che qualcuno abbia violato la fiducia di cui gode il Papa per la missione che compie e per Gesù Cristo. E dopo aver rinnovato la fiducia ai collaboratori che gli prestano servizio, Benedetto XVI prova ancora compassione per la persona che gli ha rubato i documenti. E a pensare che risulta evidente che in questo caso non si tratta di un “giocatore singolo”. Anche se il cameriere di Papa era il primo a essere „ spennato“, mi chiedo: che cosa ne sarà dell’autore del libro „ Lettere alla Sua Santità“? Egli si è preso il diritto di violazione della privacy di coloro che avevano confidato a Papa le loro intimità, i pensieri, le perplessità. Trattasi di un atto amorale, privo di ogni etica, e soprattutto disumano. Attraverso lui, Gianluigi Nuzzi, alcune lettere personali scritte a Papa, sono giunte al pubblico. Un cameriere da solo sicuramente non poteva farcela. Il cameriere poteva essere il punto di partenza di una catena composta da individui tra cui ,evidentemente, ce ne sono diversi deboli. Ciò indubbiamente fa scaturire una serie di domande sul tema della selezione dei collaboratori. Chi è che effettivamente sceglie i collaboratori di Papa? Oppure: chi glieli presenta e li propone al servizio? Un funzionario di Vaticano, che ha voluto rimanere anonimo, ha dichiarato nell’intervista al „La Repubblica“ del 1 giugno: "Qui dentro c’è un buon numero di ricattatori, un numero uguale di ricattati, una miriade di impiegati, e una bassa percentuale di persone di fede: tra di loro ci sono dei santi che tengono in piedi la Chiesa. Anche in questo periodo di disorientamento, tutti si rivolgono ai santi per poter avere un sostegno, qualche sicurezza!" *

Uomo di fede

Il Papa attuale è grande nella sua fede. Questa è la sua risposta alla missione e al mandato atto alla santità. Lui vede ben oltre a ciò che lo circonda, ben oltre le rovine delle nudità umane. Benedetto XVI non chiude gli occhi di fronte agli scandali. E mentre secondo il principio di sussidiarietà, ciascun livello cerca di risolvere la sua parte dei problemi, Papa ci ricorda ciò che certi, come sembra, hanno perso di vista. Attenendosi al Vangelo, il Santo Padre ribadisce: „ Infuria la tempesta sulla casa, ma la casa non crollerà. E’ il Signore che la sostiene e non c’è tempesta che possa farla crollare.“* Ha ammesso, tuttavia, di essere stato sconvolto. I scandali in Vaticano, l’hanno addolorato, cosa che lui ha ammesso all’udienza del 30 maggio, ma rimane comunque tranquillo, essendo sicuro che Dio sostiene la Chiesa. Ha dichiarato: „ Gli avvenimenti che nei giorni scorsi sono accaduti nella curia e tra i miei collaboratori mi hanno addolorato nel profondo del cuore, ma non è mai svanita in me la sicurezza che, nonostante le debolezze umane, difficoltà e tentazioni, è lo Spirito Santo che conduce la Chiesa. Il Signore non cesserà mai di fornire aiuto alla Chiesa e al cammino della stessa.“* A Milano, all’Incontro Mondiale delle Famiglie, al termine del pranzo disse: „ Se si pensa che la barca di Pietro realmente sia in balia degli avversari difficili, tuttavia è anche vero che vediamo come il Signore è presente, è vivo, è risorto veramente, e ha in mano il governo del mondo e il cuore degli uomini". L’esperienza della Chiesa viva, vissuta assieme a quelle famiglie, partecipi dell’incontro a Milano, era più forte del dolore per la fiducia lesa: „ E’ l’esperienza della Chiesa viva, che vive dell’amore di Dio, che vive per Gesù Cristo risuscitato, che è, diciamolo, il dono di questi giorni. Ringraziamo perciò al Signore."*

 E se si tratta comunque di un problema di collaboratori?

Ritorno al tema dei collaboratori con i quali, come sembra, sono sorti i problemi di cui innanzi. I collaboratori di Papa, in qualche modo, sono stati menzionati. Tuttavia, destano preoccupazione anche gli „ intermediari“ croati, interposti tra il vertice e la realtà. Coloro che si trovano nelle posizioni di vertice hanno bisogno d’aiuto per mantenere in contatto con il „ livello più basso“, quello formato da persone comuni. Se vogliono essere dei visionari, se hanno bisogno del tempo per stare in contatto con il Signore, che conduce la Chiesa, logicamente non saranno in grado di seguire contemporaneamente la vita quotidiana con tutta la dinamica che essa comporta. E’ per questo che ripongono fiducia nei rispettivi collaboratori. In che misura loro effettivamente riescono a recepire la realtà? E’ vero che i collaboratori stretti e le persone di fiducia sono effettivamente al servizio di una missione superiore che si appoggia sulla forza di Dio, e non invece sulle proprie forze? Cosa vuol dire essere collaboratore di una dignità o trovarsi nella posizione da poter creare l’opinione di un dignitario? Come mai così spesso spuntano notizie sui cd. „ telefoni sordi“? Chi è che trova interesse in tutto questo? Potrà qualcuno smentire l’impressione che si ha, secondo la quale i nostri dignitari vogliono avere accanto a se persone prive di opinione, di ragionamento, di fervore, prive di creatività e di amore che porta alla creazione, di quell’amore che non sta fermo in poltrona „ acchiappata“ per via ordinaria o straordinaria? Quanti problemi e quanti dissensi sarebbero stati evitati se non avessimo avuto dei buoni motivi per porci tale domanda. Fa pena osservare certi individui intenti solo ad ammirare la loro poltrona, in particolare nell’ambiente ecclesiastico nostrano, mentre invece, se si guarda meglio, tali file di poltrone ecclesiastiche, in fin dei conti, non appartengono agli uomini, ma piuttosto a Colui che ha costituito la Chiesa e che la sta conducendo ormai da oltre due mila anni. Forse anche qui da noi è venuta l’ora di ridefinire il concetto di obbedienza in certi ambienti. L’arcivescovo Becci ha giustamente dichiarato: „ L’obbedienza non significa rinunciare alla propria opinione, ma manifestare sinceramente la propria opinione e conformarsi ai dignitari.“* Adulazioni, pensare una cosa, dirne un’altra, facendone una terza, non portano del bene a nessuno – né nella Città del Vaticano, né nella nostra piccola Croazia. Sta di fatto che anche in Croazia è giusto porsi la domanda: chi sono i collaboratori scelti dai nostri dignitari? Forse effettivamente si tratta di persone di fiducia, all’inizio. Tuttavia, in Chiesa, come anche nelle altre istituzioni, le persone diventano subdole ai vizi di adulazioni, di poteri e di gloria su scala mondiale. Forse tali persone all’inizio sono veramente persone giuste, di fiducia. Tuttavia, col passare del tempo anche loro forse diventano, subdoli alla passione di fama, di autorità, di poteri atti alla creazione dell’opinione dei responsabili. In tal modo finiscono per essere sempre più lontani da un rapporto di fiducia, quale base di qualsiasi rapporto di collaborazione, sempre più lontani da un rapporto di fiducia che comprenda responsabilità, il prestare servizio senza badare all’interesse proprio, ma piuttosto a un bene superiore. E’ il sindrome della „ seconda faccia“ che cambia a seconda delle circostanza, e in particolare sotto l’influsso delle posizioni acquisite forse un po’ troppo in fretta. Anche qui vige la regola secondo la quale quel che viene pagato con un sacrificio proprio, personale, viene anche maggiormente apprezzato, si conserva con responsabilità e si giustifica con la fiducia. Infatti, di qualsiasi servizio o mansione ecclesiastica si tratti, è pur sempre una parte della realtà che sa anche di mistero Divino, e che non è limitata al solo fattore umano. Nel discorso della Pentecoste il Santo Padre aveva menzionato la nuova torre di Babele facendo presente che neanche ci rendiamo conto che ci sta succedendo l’esperienza di quei tempi: „ Sta di fatto che sono aumentate le possibilità di comunicazione, di trasmissione di notizie. Eppure, ci chiediamo se sono aumentate anche le possibilità di comprensione, oppure ci comprendiamo sempre meno?“ * A Papa non è sfuggito di vista il fatto che tra le persone umane continua a prevalere sempre di più la mancanza di fiducia, dubbi, timori reciproci, a tal punto che stiamo diventando pericolosi gli uni per gli altri. Da Vaticano è partita una certa “ventilazione”. Riuscirà ad arrivare fino alla Croazia?
 
E’ questo il carattere della Chiesa?

La Chiesa non è un gruppo astratto di persone estranee al tempo in cui vivono. La Chiesa siamo tutti noi, battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, accomunati a Gesù Cristo nelle sue sofferenze, nella morte, ma anche nella resurrezione. Noi siamo persone comuni e siamo il volto della Chiesa. Dalle nostre file sono stati scelti sia i dignitari che i loro collaboratori. E’ avvenuto qualche „ corto circuito“, all’atto della selezione o più tardi, con conseguenti problemi smisurati? Ci rendiamo conto che le nostre proposte o le raccomandazioni si ripercuotono sulle decisioni dei responsabili e sulle vite degli altri? Se fossimo immuni alle rivalità e agli schieramenti, l’energia risparmiata potrebbe essere usata per altre finalità, per esempio per certi investimenti che ci portino a quel silenzio magnifico sulla Piazza del Bano Jelačić l’anno scorso a Zagabria. L’Arcivescovo Becci nell’intervista concessa al „L'Osservatore“ ha espresso il rammarico per il fatto che il mondo percepisce il Vaticano in una maniera del tutto errata. Tuttavia, anche noi in Chiesa dovremmo trarne degli insegnamenti! Proviamo a osservare tale constatazione come uno spunto di ragionamento, come un motivo per impegnarci fino in fondo per far vedere la presenza della vita nella Chiesa, sia in pubblico, che nella realtà, ispirata al Vangelo, e non agli effimeri interessi individuali. Di scandali ce n’erano anche prima. Ormai si sente nell’aria la presenza del timore che i mass media non vengano a scoprire qualcos’altro ancora. Ma, non è una logica del tutto sbagliata? Avere timore dei mass media anziché del Signore al cospetto del quale dovremo rendere conto per la vita che stiamo conducendo? Siamo in grado di trarre un insegnamento da tutto quanto? Alla fine, torniamo al Vaticano. Martedì, 5 giugno, il Segretario di Stato della Città del Vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone, intervistato dal giornalista della TV Statale RAI, ha parlato appunto degli scandali legati alla sede della Chiesa Cattolica negli ultimi giorni. Nonostante le insinuazioni dei giornalisti, secondo le quali gli scandali siano legati appunto al cardinale Bertone, fintantoché non esistono documenti ufficiali che lo dimostrino, non vogliamo costruire chiacchiere, ma piuttosto concludiamo con le stesse parole con le quali il cardinale Bertone aveva concluso la presentazione di questa triste situazione in Vaticano: „ Molte cose vengono risolte parlandone o con comunicazioni personali, talvolta anche con la conversione del cuore. Non se ne trovano tracce tra le carte e procedimenti amministrativi. Anche se le carte sono importanti, i rapporti personali sono ancor più importanti.“ * Secondo le parole del cardinale Bertone, questa „ crisi“ ci ha portato, oltre ai provvedimenti più rigorosi, anche una consolidazione della fede. E noi non dimentichiamo che la fede e la fiducia sono parole che, sia per la forma che per il significato contenuto, hanno sempre funzionato in abbinamento.

05.06.2012.Autore: Tanja Popec
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